Campagna AIP
AIP - Attacca l'industria della pelliccia
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PROTESTA DAVANTI A MAX MARA A COMO

Alcuni non vedono, altri non possono parlare

Con la nostra presenza a Como, abbiamo voluto dare voce ai milioni di animali massacrati ogni anno dall' industria della moda. Un olocausto silenzioso di cui nessuno parla, che non vedete alla televisione, o sulle passerelle o sui cartelloni pubblicitari. Quello che vi fanno vedere é quello che vi vogliono vendere, ossia l'idea di bellezza, di eleganza, di lusso, di felicità. L'illusione di star bene, perché consumate, acquistate, possedete, indossate. Non vi mostreranno l'orrore degli allevamenti dove ogni giorno a migliaia gli animali vengono uccisi coi metodi piu' cruenti e dolorosi, pur di non rovinare il loro prezioso pelo. Non vi mostreranno le fabbriche turche o indiane dove donne, uomini e spesso bambini lavorano per quindici ore di fila, senza nemmeno la possibilità di bere o andare in bagno, per produrre per meno di un euro al giorno, abiti e borse rivendute a centinaia di euro nelle vetrine delle nostre città. Non vi diranno mai che un visone, o una volpe, non sono diversi dal vostro cane o dal vostro gatto, che anche loro provano sentimenti, emozioni, paura, sofferenza, che vengono tenuti in terribili condizioni e uccisi con scosse elettriche, o chiodi nel cranio, o scuoiati quando ancora sono coscienti.

Se eravamo davanti alle vetrine di MaxMara é perché questa casa di moda é oggetto in tutto il mondo di proteste da parte di attivisti, con una richiesta chiara e precisa: basta uccidere milioni di animali per le proprie collezioni, basta promuovere e vendere pellicce e capi con inserti in pelo, fuori la morte dalle proprie vetrine aderendo ad una politica Fur Free, ossia priva di pelliccia.

Alcuni di noi davanti alle vetrine avevano delle bende sugli occhi, a rappresentare il "non voler guardare", ossia non voler prendere consapevolezza di che cosa c'é dietro al pelo e alla pelliccia dei cappotti tanto di moda, il voler nascondere l'olocausto animale di milioni di animali trucidati dall' industria della moda.
Altri ancora, avevano delle bende sulla bocca, a rappresentare i tentativi di censura, repressione e intimidazione subiti dagli attivisti per la liberazione animale, da parte del potere servo di aziende e multinazionali , nel tentativo di nascondere i crimini di cui ogni giorno si macchiano.
Altri ancora, avevano delle bende sulla bocca, a rappresentare i tentativi di censura, repressione e intimidazione subiti dagli attivisti per la liberazione animale, da parte del potere servo di aziende e multinazionali , nel tentativo di nascondere i crimini di cui ogni giorno si macchiano.
Quello che abbaimo cercato di chiedere alle persone é stato di fermarsi un attimo a riflettere sul fatto che la bellezza e l'eleganza sono dentro di noi e non in base a cio' che indossiamo o acquistiamo, su quanto sia triste vivere in un mondo omologato, dove il potenziale individuale viene annullato nel nome delle mode, del profitto e del consumismo.
Vorremmo che si ragionasse sul fatto che nessuno di noi ha il diritto di privare un altro individuo, sia esso umano o non umano, della propria libertà, nessuno di noi hai il diritto di sfruttare o uccidere, e sul fatto che le nostre scelte e i nostri acquisti hanno sempre delle conseguenze, e se si sceglie di acquistare un capo con del vero pelo, si diviene automaticamente mandanti ed esecutori della morte di un animale.












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