Per la settimana dal 14
al 20 settembre abbiamo lanciato una mobilitazione internazionale
contro il MaxMara Fashion Group, in cui abbiamo chiesto ad attivisti di
tutto il mondo di dare il loro contributo per questa campagna contro
un'azienda che ancora vuole continuare a fare soldi sulla pelle degli
animali, finanziando la loro prigionia e la loro sofferenza.
La risposta è stata incredibile, con un evento che come coordinamento
globale contro una singola azienda non ha precedenti per le campagne
anti-pellicce. Se ci sono state giornate internazionali come il World
Fur-Free Friday del 2008 con 120 proteste dirette a decine di aziende
diverse, questa è la prima volta che attivisti da almeno 22 paesi
diversi del mondo si uniscono con un comune obiettivo, mettendo in
atto più di 60 proteste in contemporanea e dando un grande risalto a
questa campagna.
Per il MaxMara Fashion Group non deve essere piacevole vedere che il
loro nome viene associato alla sofferenza animale non solo nelle
strade delle città italiane, ma anche nelle più disparate città di
diversi continenti.
Gruppi antispecisti si
sono attivati in Norvegia,
Francia, Inghilterra, Germania, Olanda, Belgio, Stati Uniti, Estonia,
Finlandia, Spagna, Russia, Svezia, Canada, Repubblica Ceca, Polonia,
Cile, Colombia, Perù, Argentina e Messico.
In ogni luogo le proteste sono state diverse, a volte rumorose e
altre con fantasia per attirare l'attenzione dei passanti. In ogni
caso il denominatore comune è stato mettere in luce il commercio
sanguinario di Max Mara, e sicuramente con un evento di questa
portata ci siamo riusciti.
In Italia si sono tenute in questa settimana 21
proteste in 16
diverse città. Proteste che hanno segnato l'inizio di una nuova
stagione autunno-inverno in piena lotta contro l'industria della
pelliccia e contro il MMFG per diversi gruppi locali AIP. Con questa
stagione nelle vetrine del MMFG spuntano fuori i capi ricoperti di
cadaveri animali ed è per noi più facile comunicare alle persone
l'orrore che si cela dietro a questa moda, anche se perfino durante
l'estate le proteste non si erano certo fermate.
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