Campagna AIP
AIP - Attacca l'industria della pelliccia
Campagna AIP


UNA TESTIMONIANZA IMPORTANTE

Il lato oscuro del MMFG

Alle ore 17.00 di sabato 7, circa dieci attivisti si ritrovano dall'altra parte della strada rispetto alle vetrine di MaxMara di via Emilia Centro a Modena.

Come sempre è stato nell'ultimo periodo, le prescizioni sono senza alcun motivo schiaccianti : divieto di usare più di un megafono, di utilizzare striscioni o manifesti sorretti da sbarre metalliche o possibilmente utilizzate come "armi", divieto per gli attivisti di sottostare ai portici del negozio contro il quale la protesta è rivolta. Infatti, solamente due persone con volantini (e guai se abbiano immagini o cartelli!!) possono attraversare la strada e raggiungere NON le vetrine del punto vendita, bensì le estremità del porticato.
I restanti attivisti sono obbligati invece a rimanere dall'altro lato della strada.

Il sabato pomeriggio torna ad essere quello che Modena ha sempre visto prima dei freddi giorni invernali: un brulichìo di centinaia di persone intente a fare acquisti. I passanti sono davvero tantissimi, e la voce al megafono è spesso sovrastata da rumori e rintocchi di campane ; insomma, questa settimana la lontananza dalle vetrine si fa sentire ancora di più.

A parte la difficoltà iniziale, la protesta prosegue normalmente e senza problemi (dopo un' ora cominciamo anche ad utilizzare il secondo megafono senza che nessuno si opponga). Verso la fine della protesta una signora si avvicina e ci spiega che è un ex impiegata del MaxMara Fashion Group, addirittura trasferitasi in Cina per lavoro.
Ci spiega che non appena ribellatasi a tutto un sistema di mercato utilizzato dal MMFG (importazione di pellicce dalla Cina, evasione dei controlli legali, utilizzo di sostanze chimiche altamente tossiche, agganci con politici, ecc), è stata "fatta fuori", licenziata, estirpata da ogni responsabilità lavorativa e rimandata a casa.

La signora è ora in causa contro la famiglia Maramotti, ed è stata contenta di sapere che ragazzi si battono per la libertà degli animali e per la verità. Non ha esitato, inoltre, a confermare che l'atteggiamento della famiglia dirigente si possa considerare mafioso. La signora ci ha lasciato volentieri il suo numero di telefono nel caso avessimo bisogno di informazioni o testimonianze.

Naturalmente però, è difficile fare venire a galla la verità quando un marchio come MaxMara è cosi rinomato.
Ogni volta che si parla al megafono di lavoratori sfruttati, animali scuoiati, attivisti imbavagliati, c'è sempre qualcuno che si ferma e ci accusa di alterare la realtà.

Ma noi non ci fermeremo, saremo sempre davanti alle loro vetrine per urlare la nostra rabbia!

MaxMara mollerà!!





TORNA ALL'HOME PAGE

Bookmark and Share