CACCIA ALLE FOCHE
Il governo canadese reprime chi tenta di documentare la mattanza delle foche
Giovedì 18 ottobre nelle Magdalen Islands (Canada) ha avuto inizio il processo di cinque persone accusate di non aver rispettato i propri permessi di osservazione delle attività di caccia, durante la caccia alle foche sull’East Coast del 2006.
Gli imputati sono rappresentanti dell’associazione Humane Society International e Humane Society of the United States.
Nel marzo 2006, dopo aver documentato la caccia commerciale alle foche nel Golfo di San Lorenzo dalla loro imbarcazione, la Royal Canadian Mounted Police (RCMP) e il Canada's Department of Fisheries and Oceans (DFO) li ha accusati di aver violato la restrizione che vieta di avvicinarsi alle imbarcazioni da caccia e ai cacciatori a meno di dieci metri. Gli imputati (2 canadesi, 2 statunitensi e un inglese) erano presenti sulla banchisa per documentare l’annuale massacro di foche, raccogliendo immagini di cuccioli di foca bastonati a morte e scuoiati vivi da diffondere in tutto il mondo. Le accuse contro queste persone sono parte della politica del governo canadese che con ogni mezzo sta cercando di nascondere al resto del mondo l’agghiacciante realtà di questa pratica. Durante il processo verranno mostrate le prove video della non-colpevolezza degli attivisti e delle crudeltà inflitte agli animali. Il processo sarà l’occasione per mettere alla prova gli sforzi del governo canadese di nascondere all’opinione pubblica mondiale la vera natura della mattanza delle foche, definita caccia commerciale.
Al momento il governo federale sta tentando di rafforzare le restrizioni che regolamentano il diritto all’osservazione della caccia alle foche. Gli imputati sono accusati di aver violato la “barriera” di dieci metri mentre da un imbarcazione stavano filmando cacciatori che uccidevano i cuccioli di foca sul ghiaccio. Erano stati fermati da ufficiali della RCMP e della DFO e i loro permessi erano stati revocati.
Le accuse sono arrivate però solo sei mesi dopo, a seguito di una risoluzione del Parlamento Europeo a favore di un divieto UE del commercio di prodotti di foca. A seguito delle dichiarazioni sui media degli attivisti, il ministro canadese della pesca ha affermato “se vogliono una guerra su questa questione, ne avranno una”. Secondo un avvocato della difesa “questo processo rappresenta un tentativo del governo canadese di bloccare qualsiasi osservatore indipendente della caccia alle foche, e di intimidire coloro che vi si oppongono”.
La caccia alle foche, praticata in marzo, è il più grande massacro di mammiferi marini al mondo, autorizzato dal Department of Fisheries and Ocean del governo canadese, che negli ultimi quattro anni ha comportato l’uccisone di oltre un milione trecentomila animali.
Nel 2007 la situazione per i cuccioli di foca, preferiti dai cacciatori a causa del manto morbido e dalla loro vulnerabilità, è stata ancora più tragica. In effetti, a causa del riscaldamento del clima, il ghiaccio frammentato di piccolissimi pezzi non ha permesso alle piccole foche di sopravvivere.
Gli esperti stimano che la mortalità tra caccia e condizioni climatiche per i cuccioli quest’anno si aggira tra l’80 e il 90%. I cuccioli che sono riusciti a sopravvivere allo scioglimento dei ghiacci probabilmente sono finiti uccisi dai cacciatori.
Nel 2006 sono stati uccisi 280.000 (circa 5.600 foche al giorno) animali a colpi di fucile, visto che le condizioni del ghiaccio nella maggioranza dei casi non consentivano ai cacciatori di scendere a terra per uccidere i cuccioli con il tradizionale bastone.
Molti di loro sono stati trovati in acqua, ormai morti, dove avevano tentato invano di rifugiarsi.
Un team di veterinari indipendenti ha documentato che il 42% delle foche esaminate erano state scuoiate vive, e il 40% viene colpito ripetutamente prima di morire.
E tutto questo perché ci sono negozi che nelle loro vetrine espongono ancora i resti di questi animali, brutalmente massacrati in nome della vanità e del profitto di pochi.
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