STILISTI E PELLICCE - RICERCA ACCURATA DI DETTAGLI DI MORTE

Nel cercare di analizzare l’intero quadro del problema pellicce non ci si può esimere dall’individuare gli stilisti fra i principali attori di questo meccanismo di morte.

La pelliccia diventa veicolo promotore di dettagli di lusso, capace di evolversi e sopravvivere nel tempo, oggi mascherato, magari colorato, rivisitato, lineare a volte persino riproposto come minimale e sportivo. Proposta come indice e metro di misura di “posizione” all’interno di una società intenta a collocare su gradini alti e bassi i suoi componenti. Sul gradino più basso, ovviamente, chi non può difendersi, gli animali. Esseri viventi reificati che diventano “modelli unici ed esclusivi”, definiti come “unico antidoto all’inverno”.

Al riproporsi puntuale di collezioni invernali ma anche estive (!) ecco che gli stilisti presentano prodotti (cadaveri di quelli che una volta erano esseri viventi) destinati ad una clientela definita sofisticata ed esclusiva. E accanto alla clientela ristretta, quella “che conta”, ecco che le pellicce easy couture – come amano chiamarle – o quelle colorate e divertenti o i bordi, i colli, gli inserti e i cappelli diventano oggetti ambiti per tutti. Ed ecco che sulle linee e i disegni dei più famosi designers viene imbastita e proposta una moda adatta a tutti. Afef indosserà la giacca di jeans foderata in zibellino, chi non potrà farlo, pur di “essere all’altezza” farà la fila alla Rinascente per la giacca di jeans foderata in cincillà o lapin. E’ così che funziona. Chi detta le linee e chi, pur di alzarsi di un gradino, fa “l’acquisto giusto”. E’ così che si alimenta il mercato di morte.

E poi c’è chi viene definito come “maestro di stile”, la donna Valentino ha addirittura una missione da compiere, portare il colbacco di pelliccia di siberiano richiamo in modo da portare avanti un incantesimo visivo agli occhi di chi, stolto, si struggerà per avere quel prodotto o un fac simile. Ma pur sempre in vera pelliccia.
Rigorosamente cadavere.

Cosa dire di Roberto Cavalli, stilista reinventato, salvato e all’apice della cultura di promozione di starlette, veline, letterine…..Lo stile Cavalli si fa riconoscere. E’ vero. Piume, pelli e pellicce. La sua collaborazione con Ducati Motor Holding ha addirittura promosso la volpe “gold cross” per le selle delle moto così come l’antilope. E poi il vergognoso “fate l’amore non la guerra” di Just Cavalli con le solite Parietti, Stefanenko e Seredova in prima linea. Per nulla sconvolte e distrutte per i morti delle tante guerre che devastano la Terra e per i cadaveri portati in passerella davanti ai loro occhi.

La pelliccia cambia, si traveste e si insinua nella vita quotidiana, diventa colorata, quasi divertente, non si può assolutamente vederla come un cadavere, i cadaveri sono tristi, la pelliccia Dior è cangiante e colorata. Ma pur sempre un cadavere. La donna Dior va addirittura in spiaggia d’estate con la pelliccia, emblema di stupidità. Fa ridere? No, viene seguita, imitata, osannata. La pelliccia in spiaggia è una cosa da prendere sul serio se viene proposta da Dior.

La pelliccia si insinua nei dettagli, negli accessori, viene confusa, mascherata così la gente non si sente più in colpa, quel collo colorato di verde non è –era – un animale, non è una cadavere, non vedi come si confonde bene sotto l’albero di Natale? E poi se lo dice Mariella Burani non se ne può proprio fare a meno…

Pellicce preziose, proposte da modelle altrettanto preziose, e poi tutta la gente che sogna “lo stile Cavalli”, “la tendenza Ravizza” ed entra nel grande magazzino per colmare almeno per una volta quella distanza da un mondo patinato, finto, inutile ma tanto importante per sopravvivere in questa società. E il cadavere non è più cadavere se lo porta Afef, la moglie di Tronchetti Provera.

Ma lo schifo rimane e non si cancella.

E noi siamo lì a ricordarglielo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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