METODI DI UCCISIONE

I metodi di uccisione sono pensati specificamente per non rovinare il pelo: camere a gas, scosse elettriche, rottura delle ossa cervicali.

Gli animali vengono a volte storditi con ripetuti colpi alla testa, inferti con un bastone o una barra metallica, oppure prendendo gli animali dalle zampe posteriori e sbattendoli a terra con violenza.

Essi lottano, hanno convulsioni, infine giacciono tremanti a terra: molti rimangono vivi.

I visoni sono uccisi col biossido di carbonio, in genere immesso
nelle camere a gas da tubo di scappamento di un trattore: gli animali corrono in tondo cercando disperatamente di tenere la loro testa sopra il livello del gas.

Per le volpi la tecnica usata è l’elettrocuzione: tramite due elettrodi metallici viene inflitta all’animale una scossa elettrica di circa 200 volt, che provoca la morte tra atroci sofferenze.

La pelliccia di agnello karakul è largamente impiegata dall’industria della pellicceria.

Questo particolare tipo di pelliccia, tanto decantato in quanto articolo di lusso, deriva dall’uccisione di agnelli che hanno solo alcune ore di vita o persino non ancora nati, strappati letteralmente al grembo della madre tramite un aborto forzato.

L’uccisione di feti o di agnelli neonati trova la sua motivazione nella lucidità e nella particolare arricciatura del pelo.









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