IL MASSACRO DELLE FOCHE CANADESI: LA VERA NATURA DEL LUSSO

Anche quest’anno, le candide distese ghiacciate del mare artico canadese hanno subito un’orrenda metamorfosi, grazie al più crudere e devastante sterminio di mammiferi marini che la nostra società conosca. Come un macabro rituale ogni anno quei mostri umani che chiamano cacciatori di foche si danno appuntamento al “Fronte”: una striscia di ghiaccio e mare che si estende per centinaia di chilometri fra il golfo San Lorenzo, l’isola di Terranova e il mare del Labrador. Con l’arrivo della primavera ed il disgelo quelle zone, rimaste inaccessibili durante il periodo invernale, cominciano a ripopolarsi: migliaia di mammiferi, di ritorno dagli estenuanti viaggi migratori, trovano sollievo e ristoro fra quelle dune di ghiaccio morbidamente sagomate dai venti. Fra stenti e slanci, chiudono e proseguono il loro naturale ciclo biologico. Le madri mettono al mondo i piccoli, gli insegnano a procurarsi il cibo, a socializzare col gioco per poi essere pronti a ripartire verso i mari del sud, raggiunta la maturità.

Purtroppo questa bella lezione di ecologia potremo leggerla soltanto su qualche libro di scuola o ascoltarla in qualche documentario naturalistico alla televisione. Da troppo tempo ormai siamo abituati ad assistere all’interruzione dei cicli naturali per mano violenta dell’uomo, con interventi dettati da futili capricci. Così succede che per il gusto di poter decorare il cappello, la borsetta, la giacca, si ordina di massacrare milioni di foche per spogliarle della loro pelliccia.
Il governo canadese, ubbidiente agli ordini delle lobby mondiali di cacciatori e pellicciai, quest’anno ha emesso la condanna a morte per 320.000 cuccioli di foca, che hanno atteso al fronte l’esecuzione della sentenza. Se non bastassero le immagini di questo abominevole commercio per rendercelo abbastanza odioso, si aggiunga il teatrino dei politici impegnati ad accampare giustificazioni alla mafia che rappresentano. Parlano di difesa delle tradizioni e dei posti di lavoro, riferendosi agli abitanti di quelle terre che per millenni sono sopravvissuti grazie alla caccia alla foca, cibandosi delle sue carni e vestendosi della loro pelle.

Ma i discendenti degli Inuit (anche noti come Eschimesi, dal termine Wiyaskimowok mangiatori di carne cruda) purtroppo oggi non trovano di meglio, per sfuggire alla schiavitù dell’alcolismo, che imbarcarsi su potenti pescherecci spaccaghiaccio al servizio dei ricchi armatori occidentali. Non si possono certo giustificare queste scelte e nemmeno generalizzare le responsabilità di alcuni individui che macchiano la storia millenaria di un popolo vissuto di caccia e pesca, perfettamente in equilibrio con l’ambiente in cui vivevano. Ancora meno senso però ha il tentativo di stabilire analogie e somiglianze fra quel tipo di economia di sussistenza basata sulla caccia, con la distruzione sistematica e inarrestabile della vita di milioni di animali, messa in atto dall’industria della pelliccia per realizzare enormi guadagni.
Quello che i media di tutto il mondo hanno potuto documentare ampiamente, sono scene raccapriccianti. I cuccioli di foca che il governo ha autorizzato di uccidere hanno pochi giorni, il 95% non supera neppur un mese di vita. A quell’età il loro manto è candido e di una sofficità molto ambita dai compratori di pelli. Squadre di cacciatori scendono dalle loro imbarcazioni o dalle motoslitte e assalgono a colpi di bastone gli animali indifesi. Agonizzanti sul ghiaccio molti finiscono di vivere cadendo e affogando nelle acque, per tutti gli altri arriva il coltello degli assassini. Circa il 45% degli animali vengono scuoiati vivi. La zona dove si raccolgono le carcasse si tinge di rosso, la natura trasfigura in un mattatoio a cielo aperto.

Quello che preoccupa maggiormente le autorità canadesi e i pellicciai, è che i media e l’opinione pubblica si accorgano che stanno compiendo il più grande massacro di mammiferi marini di tutti i tempi. Addirittura esiste una legge per proteggere i cacciatori, con cui si impedisce di fare filmati e fotografie non autorizzate. La vergogna, l’imbarazzo e lo scandalo suscitato da queste immagini ha generato una curiosa corsa di solidarietà ai cuccioli di foca. Persino Dolce & Gabbana, non si sono lasciati sfuggire l’occasione per esprimere il loro sdegno contro queste crudeltà: sarebbe meno ipocrita se mostrassero la stessa sensibilità anche verso quelle migliaia di visoni, volpi, lupi, coyote, ermellini, zibellini che continuano a far ammazzare per impreziosire le loro collezioni; sarebbe meglio che non esistessero ricchi stilisti che allettano ricchi compratori con spregievoli superficialità, causa di drammi umani e ambientali di simil matrice rispetto al massacro delle foche.

Quest’anno al “fronte”, a sfidare il divieto di testimoniare c’erano gli attivisti della Sea Shepherd Conservation Society. Si sono trovati faccia a faccia con i carnefici, hanno assistito impotenti alla mattanza, hanno filmato e documentato scene di animali terrorizzati, arpionati e urlanti, senza poter fare nulla; sono stati assaliti dai cacciatori infastiditi della loro presenza ed arrestati dalla polizia canadese per aver violato le Seal Protection Rules.
Il tempo delle parole è finito, fermare questi assassini è un dovere, gli animali al fronte non saranno più soli. Portiamo a casa nostra questa guerra; dichiariamo battaglia ai rivenditori implicati da questa parte del mondo.

 

 

 

 

 

 


TORNA ALL'HOME PAGE