Intervista a John Zerzan tratta dal film Surplus di Erik Gandini
Surplus: terrorized into being consumers

Trovo strano e curioso che mi si accusi di essere l’ideologo delle tattiche del danno alla proprietà e dei metodi Black Block. Ciò non è sicuramente vero.
Vedo dappertutto sempre più segnali che la vita del consumismo non è una vita del tutto appagante.

La voglia di consumare ti terrorizza. Siamo terrorizzati ad essere consumatori. Godiamo della libertà di scegliere tra le marche A, B e C… e qui finisce la libertà.

Sì, penso che ci siano troppe cose. Lavorare costantemente e consumare costantemente è una follia. Sta distruggendo tutto e dev’essere fermato. Trovo che poco valga la pena di essere salvato. Vedo pochi benefici nel perseverare con questo sistema. Possedere tutte queste cose comporta poi una coercizione. Siamo costretti a stare in miniera e alla catena di montaggio. Altrimenti non avremmo tutte queste cose.

Un mondo di cose che dobbiamo rincorrere per tutta la vita. Credo che nessuno davvero ci creda ma per inerzia tutto va avanti. Dev’essere fermato. Dev’essere distrutto.
Alla gente si insegna che un futuro tecnologico darà loro più potere, li farà sentire meno soli, gli darà una vita più varia. Anni fa ci dicevano che la tecnologia ci avrebbe liberato dal lavoro e che non avremmo dovuto lavorare così tanto. Viaggiando, sento spesso i discorsi della gente: “Ho il mio beeper, il mio cellulare, il mio… Non riesco mai a staccare dal lavoro. Vivo con un guinzaglio elettronico.

Con tutti questi strumenti la gente è sempre più legata al lavoro e alla tecnologia.
La tecnologia moderna favorisce la distanza più che la vicinanza, l’efficienza più che il gioco.
Vorrei vedere un gran progetto di smantellamento. Di eliminazione di tutte le cose. Di sradicamento delle autostrade. Eliminazione di tutte queste cose che comportano la distruzione del pianeta che ci separano dalla natura, che ci costringono nell’ingranaggio. A lavorare costantemente e consumare costantemente. È follia. Sta distruggendo tutto e dobbiamo liberarcene.

Penso che tutti nel mondo avvertano, sentano il potere di queste multinazionali. Molte di queste società sono più potenti dei governi.
Il primo mondo, noi siamo il 20% degli abitanti del mondo eppure consumiamo l’80% delle risorse mondiali. Questo livello di consumo è semplicemente insostenibile. Se continuiamo a consumare a questo ritmo prima o poi toccheremo il fondo. Se siamo così stupidi da non ascoltare i segnali che ci manda il pianeta verrà un’era terribile, ci vorranno secoli prima che il pianeta guarisca. Ci sarà un collasso economico globale.

Una vita comoda, una carriera, tutte le promesse del bene materiale son tutte promesse vuote. Alcune persone avvertono il vuoto. Così come il limite nel conseguimento della libertà. Altrimenti non farebbero così; direbbero semplicemente: “Mi trovo un bel lavoro e poi sarò felice”. Ma chi è felice?

Cerchiamo solo di incoraggiare la messa in discussione. Come mai la gente cerca di protestare, di fare qualcosa? Non si tratta di violenza insensata. L’insensatezza è starsene seduti a farsi canne guardando MTV per poi trovarsi un lavoro… fare i pecoroni. Quella è violenza per me.

Il danno o distruzione della proprietà privata, ben mirati, sono necessari, per uscire dagli schemi della politica, della “solita politica”.

Cosa ottieni tenendo in mano un cartello al “solito corteo”? è da decenni che li vedo.

Non fanno nessuna differenza.

La gente non li considera.

E perché dovrebbe? Non ne vale la pena.

Ma quando si combatte il messaggio arriva.

Si attira l’attenzione, giustamente, perché si fa sul serio. Non è la solita recita del “Ah come sto bene… con il mio cartello.” Quella recita non mi interessa. Se funzionasse, se non fosse inefficace sarei il primo ad essere pacifico. Nessuno rischia niente.
Nessuno si fa male o viene arrestato. Nessuno ti prende a manganellate. Le vetrine intatte… magnifico. Solo che così non funziona.

La proprietà aziendale è secondo me un obbiettivo legittimo. Banche, negozi di lusso, catene come Starbucks eccetera… la gente sa che fanno parte del sistema globale, di questa norma invadente, standardizzante, distruttiva che sta spazzando via ogni differenza, ogni libertà.
Per due milioni di anni non abbiamo distrutto l’ambiente naturale, non abbiamo fatto guerre, godevamo del tempo libera, ecc… Il primitivismo tratta di questo, in un certo senso. E a me ispira molto. In questo nuovo mondo, la gente riconquisterà la propria cultura.

Ci sarà un nuovo sistema di valori, un cambiamento di vita.

Un’inversione mentale globale,

in cui la gente all’improvviso dirà: “Non voglio un’auto trendy.”

in cui la gente all’improvviso dirà: “Non voglio un altro Big Mac.”

in cui la gente all’improvviso dirà: “Non voglio mettermi i jeans della Diesel.”

in cui la gente all’improvviso dirà: “Voglio una vita, semplice e bella.”

 

 

 

 

 


TORNA ALL'HOME PAGE