BOICOTTAGGIO

Per affrontare i problemi di ingiustizia sociale è necessario uscire dalla logica dell’assistenzialismo e della delega ad organismi, associazioni e cooperative nazionali ed internazionali; questo crea dipendenza nei beneficiari, spesso poco o nulla motivati, oltre che anestetizzzare le coscienze dei donatori, impedendo ad entrambe le parti di trovare forme e strade per uscire da questo sistema perverso.
Per generare reali cambiamenti è necessario andare oltre l’indignazione che ha il tempo di un’emozione passeggera: siamo chiamati ad azioni grandi e piccole e soprattutto quotidiane. La loro funzione è di incidere sulle cause dell’ingiustizia e possono avere una forma così semplice da diventare abitudini: fare la spesa, vestirsi, investire il cosiddetto “tempo libero”... Gesti concreti che agiscono sui meccanismi distorti della società consumistica e ne abbattono le regole ricattatrici.
Ognuno di noi continuamente varca l’entrata di negozi e supermercati per fare acquisti. Siamo stati trasformati in clienti da un’economia consumista e le nostre scelte risultano determinanti. Non volendo e non rendendocene conto siamo protagonisti perchè incidiamo sulla domanda e sull’offerta del mercato, solitamente subendo passivamente l’influenza maligna della pubblicità.
La consapevolezza può guidarci, fuori dalle logiche di una società che ci vuole consumatori, alla ricerca di una dimensione il più possibile indipendente e autosufficiente, verso l’autoproduzione e la responsabilità individuale nei confronti della comunità e dell’articolazione di cause ed effetti dei suoi rapporti.
Siamo convinti che l’azione diretta, concreta, pratica, tenace di tanti uomini e donne costituisca una componente importante di eliminazione dello sfruttamento, dell’esclusione e dell’emarginazione. Recuperare il senso, il valore, il dovere dell’utopia è il contrario esatto della rassegnazione.
La logica del mercato si basa sul principio di produrre qualsiasi cosa venga richiesta, secondo la legge della domanda e dell’offerta.
E’ opportuno chiederci in base a quali criteri preferiamo un prodotto piuttosto che un’altro:
1) prima di comprare stabilire se è realmente necessario
2) leggere le poche informazioni fornite riguardo la sua produzione
3) preferire prodotti ottenuti con tecniche che salvaguardano la vita umana e animale, la tutela dell’ambiente e il risparmio energetico
4) accertarsi che non sia fabbricato sfruttando almeno i bambini (dato che il lavoro in quanto tale già sfrutta tutti i lavoratori)
5) preferire prodotti artigianali e locali.

Se la nostra visione del mondo comprende idee come la conservazione della vita del pianeta, perchè non impostare in base a precise considerazioni anche i nostri consumi? Per cominciare, il boicottaggio è un’azione importante che consiste nell’interruzione organizzata dell’acquisto di uno o più prodotti, per spingere società e aziende che creano sofferenza e inquinamento a modificare le loro politiche. Ricordiamoci che ognuno di noi ha delle potenzialità nelle lotte, perchè le imprese, sono in posizione di profonda dipendenza dalle nostre scelte. Noi infatti abbiamo la possibilità di dare dei segnali, di far salire o scendere i loro profitti.
Il suo fine strategico è causare un calo nelle vendite; cali del 2-5% sono normalmente sufficienti a condizionare i comportamenti delle aziende. Se domani meno gente entrasse nei grandi magazzini laRinascente/UPIM sarebbe un giorno in meno verso il traguardo dell’AIP, ovvero il crollo dell’industria della pelliccia.

 

 

 

 


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