Gli animali vengono allevati in gabbie di filo di ferro della
misura appena sufficiente per non rovinarsi il manto rigirandosi; spesso, nonostante siano animali solitari, vengono posti assieme (anche tre o più per gabbia) con il rischio di conseguenti aggressioni.
La vita di un animale in gabbia è dettata dalla noia e dallo stress, che portano a comportamenti stereotipati e continui, automutilazioni e cannibalismo.
Gli animali sono esposti a gelidi venti, così da stimolare la produzione di pelo folto e redditizio.
Il cibo viene distribuito a polpette sopra la gabbia per risparmiare tempo; quindi gli animali lo leccano attraverso le sbarre della rete, ma quando la temperatura è di molti gradi sotto lo zero, la lingua degli animali si attacca al metallo per congelamento; nei casi più gravi dei pezzi rimangono attaccati alle sbarre.
Nel cibo vengono miscelati medicinali e psicofarmaci per inibire l'aggressività e farli resistere allo stress.
I visoni sono amanti dell'acqua, ma negli allevamenti la vedono solo attraverso una valvola a pressione che devono imparare a spingere col naso; quando in inverno si rischia il congelamento l'acqua viene miscelata al cibo, con una certa quantità di anticongelante.
Quando giunge il periodo delle nascite si compie uno dei maggiori drammi del mondo degli allevamenti: gli animali sono stressati dai cicli riproduttivi forzati; spesso parte dei piccoli viene uccisa dalla stessa madre; gli altri muoiono per le condizioni disagevoli o per malattie.
Gli incroci selettivi, attuati per soddisfare le esigenze del mercato, hanno portato ad una serie di menomazioni come sordità e nevrosi, che però sono considerate di scarsa importanza perché non incidono sul valore della pelle.