Non più l'ombra di un angusto capanno a San Cesareo (RM)
Riceviamo questo scritto pervenutoci da attivisti AIP assieme ad un
video e delle foto.
L'immagine richiamata dagli allevamenti di visoni è un'immagine
oramai vecchia, assodata. Ciò che documentari, investigazioni e
proteste hanno mostrato rende davvero difficile che una persona non
abbia neanche minimamente l'idea di come possano essere lager per
animali come questi. Tuttavia le immagini di tetri e angusti capanni,
le file di gabbie piene di piccoli esseri senzienti il cui destino è
segnato in partenza, rimangono qualcosa di quasi sempre 'lontano',
'nascosto', eco di una civiltà, quella umana, che alleva, imprigiona,
scuoia sempre e comunque in nome della moda, dello stile, della
prossima linea dettata dagli stilisti. Così spesso preferiamo non
guardare e immaginare che questi posti esistano, ma sempre e comunque
lontani dai nostri occhi, dai nostri pensieri quotidiani, dalle
nostre case...
E' così che per anni posti del genere nascono, si sviluppano e
mietono vittime a pochi chilometri da casa nostra, magari senza che
neanche noi riusciamo a rendercene conto. In fondo il visone è un
mustelide nordamericano e dove dovrebbe essere allevato? 'Negli Stati
Uniti! O in Canada!'. Vero, ma solo in parte. In Italia esistono poco
meno di 20 allevamenti, molti meno di quelli che erano diversi anni
fà. Non meno crudeli di quelli 'nordamericani', non meno tetri di
quelli europei, non meno differenti di quelli asiatici, non con meno
animali dentro che soffrono, urlano, muoiono.
La zona dei castelli romani è un territorio che secondo racconti era
qualcosa da far invidia al Nord America. Non c'era solo un unico
allevamento di visoni e tutt'oggi a causa di liberazioni, chiusure,
fallimenti, intere colonie di visoni si sono stanziate e vivono nelle
zone circostanti; tanto da far meditare con serietà alla regione
Lazio la possibilità di cercarli, catturarli e metterli in prigioni
per animali che oggi prendono il nome di 'bioparchi' (Vedi lo zoo di
Roma...). Con il passare degli anni soltanto un posto, una logora
prigione per circa 2000 individui è rimasta aperta, traendo forza da
chissà quale squallida tradizione e dall'abitudine di trovarsi in una
via dal nome ironico: Via dei Visoni. Da quella stessa via ogni anno
partivano pelli di visoni scuoiati, dopo una vita, come tante delle
loro, passata a sognare di poter correre lungo qualche torrente
assieme ai loro compagni liberi e liberati.
L'azienda Agricola Casilina del signor Tonino Sbardella è stata
spesso colpita da azioni dirette. La prima per l'azienda (Secondo
fonti giornalistiche e comunicati resi pubblici) avvenne nel 1998 con
la liberazione di circa 1600 visoni e l'incendio della conceria.
Ovviamente non è finita qui, passano anni prima che ignoti liberatori
decidano di far visita a Via dei Visoni: è l'inizio di Marzo del 2005
e le gabbie di circa 1500 animali vengono aperte. Questa volta non
passeranno molti anni prima che il posto venga nuovamente colpito
dall'azione diretta. A fine dicembre del 2007 quando tutti si
preparano a festeggiare il 2008 e soprattutto quando i policanti
straparlano di una legge mai promulgata sulla messa a terra degli
animali (con conseguenti gravi problemi strutturali per gli
allevatori), anonimi liberatori abbattono tutte le recinzioni del
posto, aprono le gabbie piene di circa 2000 visoni, dileguandosi
ancora una volta nella notte assieme agli animali in fuga. Sulle mura
dell'allevamento viene lasciata una scritta emblematica: "… la nostra
legge, la liberta'". Oltre al comunicato anonimo l'azione trova
risonanza anche sui giornali. Dopo tanti anni passati a scuoiare
animali, arrivati a questo punto, dopo tutti questi danni, era
auspicabile che anche una persona senza scrupoli traesse le giuste
conclusioni: portare avanti l'allevamento di visoni di San Cesareo
equivaleva ad aver sempre a che fare con questo tipo di pressione.
Possiamo immaginare lo sconforto dell'allevatore quando all'inizio di
Novembre del 2008 (neanche un anno dopo l'ultima liberazione) avviene
esattamente la stessa cosa, stesso preciso schema: recinzioni
abbattute e aperte tutte le gabbie. Quest'azione non viene
minimamente presa in considerazione dai media come la precedente,
viene però diffuso ancora una volta un comunicato anonimo che riporta
quanto accaduto. Il danno di azioni del genere è spesso non
quantificabile e per quanto alcuni media, associazione degli
allevatori, stato e politica possano dirvi quanto queste persone
siano 'eco-terroristi', 'fuorilegge', disadattati sociali o
quant'altro, per noi rimarranno sempre quello che sono realmente:
esseri umani anche loro, con i loro difetti e pregi, ma pronti a
mettersi in gioco, a perdere la così detta libertà che questa società
ci amministra per darla ad altri esseri viventi in gabbia. Con
consapevolezza abbiamo sempre cercato di dare visibilità a questi
avvenimenti, azioni che provocano ingenti danni agli allevatori
mischiando incroci genetici per perfezionare il pelo (raggiunti in
anni di 'prove'e studi), nonchè la perdita di un numero ingente di
animali prima che questi vengano brutalmente scuoiati.
Tornando al punto di partenza, spesso abbiamo preferito girarci dalla
parte opposta, abbiamo preferito non guardare, non abbiamo voluto
prendere coscienza che a pochi chilometri da Roma, città per millenni
avamposto della tanto 'osannata' civiltà occidentale, ci siano posti
del genere. Quei posti che immaginate lontani migliaia di chilometri
ma in realtà più vicini, tremendamente funzionanti e attuali di
quanto immaginiate. Con questa curiosità e con la voglia di sapere
come andassero i loschi affari dell'allevatore Tonino Sbardella
qualche mese fà siamo andati in Via dei Visoni e con grande sorpresa
e soddisfazione abbiamo girato un filmato e scattato delle foto di un
posto che vorremmo vedere come tanti altri. All'interno della
recinzione dove si trovavano i 15 capanni (questo il numero
menzionato nei comunicati, non esistono infatti immagini precedenti
dell'allevamento) solo erba incolta, vecchie tracce di un lager ora
smantellato e pile di tettoie in eternit da smaltire. Il luogo è
spettrale, un silenzio circonda quello che stiamo vedendo. Un posto
dove la prigionia, la sofferenza e la morte erano all'ordine del
giorno e dove adesso rimangono solo cumuli di gabbie vuote e
strutture fatiscenti. La prima impressione è quella di un posto
abbandonato, volutamente chiuso e non da poco, forsa qualche mese fà.
In fondo tutti i capanni sono stati già completamente smantellati ed
è necessario non poco tempo per farlo. Ci sfiora un pensiero,
probabilmente è successo... l'ultima liberazione ha sortito l'effetto
sperato, ha dato il 'colpo di grazia'. Ha inferto quel danno che ha
fatto sicuramente capire al signor Sbardella quanto allevare visoni
non gli convenisse.
Oggi ci troviamo a scrivere di un altro lager per visoni chiuso in
Italia, proviamo gioia, pensiamo che un altro piccolo tassello
generato da questa indomabile sete di supremazia dell'essere umano
sulle altre specie sia stato tolto, troppi ne mancano purtroppo e se
c'è gioia, questa dura un momento, giusto il tempo di pensare agli
altri allevamenti/lager di visoni esistenti. Sappiamo che non è
facile e sappiamo ancor di più che aspirare a cambiamenti sociali
come il non considerare un animale un mezzo di produzione, una
pelliccia o un oggetto non è facile, ma sappiamo anche se il solo
fatto che se ne parli e che una minoranza di persone possa agire
contro tutto ciò ci riempie ancora una volta di speranza sapendo che
almeno per gli sfruttatori tutto questo avrà un costo, un prezzo da
pagare, qualcosa che per noi non ha valore, è qualcosa di
incalcolabile.
George Orwell ha scritto qualcosa che condividiamo: "Nel tempo
dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario."