Fin dall'inizio della campagna contro il Max Mara Fahsion Group
non abbiamo tardato a notare la pressione che questa azienda ha messo
in campo sulle questure di mezza Italia per arginare e rendere meno
efficaci le nostre proteste.
Prima gli attivisti sono stati confinati lontano dai negozi o
dall'altra parte della strada, poi è stato vietato l'utilizzo di
megafono, in alcuni casi nessuna protesta nella via dove sono presenti
negozi MaxMara o Max&co viene autorizzata.
Questa repressione poliziesca della campagna non deriva da problemi di
ordine pubblico, perché di problemi non se ne sono mai verificati
durante le proteste, ma da una chiara sudditanza nei confronti di
personaggi con una influenza politica notevole. Non dimentichiamo che
la famiglia Maramotti oltre ad essere proprietaria del MMFG, una delle
più grandi aziende di moda in Italia, ha anche la quota di maggioranza
dell'istituto bancario Credem e che alcuni di loro siedono nel
consiglio di amministrazione di Unicredit e di altre aziende
immobiliari e finanziarie.
Evidentemente le proteste davanti ai negozi danno fastidio a questi
potenti signori e così con mille scuse e arrampicate sugli specchi le
questure impongono crescenti restrizioni, cercando di limitare i
problemi che stiamo creando mettendo a nudo la loro complicità con il
massacro di milioni di animali in nome della moda.
In queste ultime settimane la repressione spinta dal MMFG ha compiuto
altri passi, di cui forse alcuni di voi hanno potuto leggere su alcune
testate giornalistiche.
Sono infatti state effettuate perquisizioni ai danni di attivisti di
AIP in Emilia Romagna, sequestrando loro materiale informativo e
informatico. L'accusa è quella di avere partecipato ad alcuni "blitz"
all'interno dei negozi MaxMara e Max&Co in cui sono stati
danneggiati dei capi lanciando uova e coriandoli in tutto il negozio,
ben poca cosa si penserebbe, rispetto alle forze messe in campo per le
indagini.
Sui quotidiani della zona romagnola si parla di più di una decina di
perquisizioni in contemporanea effettuate in tre diverse province, ma
in realtà non sappiamo da quale fantasiosa fonte abbiano attinto questi
giornalisti, perché la perquisizione di questa settimana è stata
solamente una.
Aldilà delle esagerazioni e del fantagiornalismo, non vogliamo
minimizzare l'idea repressiva che in tutta Europa cerca di arginare il
movimento di liberazione animale. Il caso austriaco, di cui si riparla
in questi giorni per l'inizio del processo, è emblematico, così come lo
sono le leggi speciali che in Inghilterra hanno portato alla
criminalizzazione delle campagne antivivisezioniste. Se per un pò di
farina e di coriandoli si mobilitano polizia scientifica e carabinieri
di diverse province non è decisamente un caso.
Il business dello sfruttamento animale è spesso in mano a persone
potenti e pestare loro i piedi e mostrare a tutti quanto sangue scorra
sulle loro mani risulta evidentemente molto scomodo.
Ma non per questo smetteremo di farlo ed in tutta risposta invitiamo
chiunque voglia fermare il massacro delle pellicce ad unirsi alla
campagna contro il MMFG dandogli rinnovata forza.
Per la Liberazione Animale
Campagna AIP
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Questa la testimonianza di chi ha avuto la casa messa a soqquadro da parte delle cosiddette forze dell'ordine:
Tutto quello che avete letto sui giornali è falso. Ecco come sono andate realmente le cose.
Sabato 30 gennaio alle 4.30 di mattina una decina di carabinieri in
borghese hanno effettuato Una sola perquisizione in Romagna, nel
Forlivese in casa di persone che da anni si battono per un mondo senza
gabbie nonché facenti parte di Aip Romagna.
Una sola persona è indagata per danneggiamento e travisamento, perché
he sn(a detta loro) in concorso con altre 5 persone avrebbero il 9
Ottobre 2009 arrecato danni al Max Mara di Riccione.
Questa persona dicono sia stata identificata tramite riconoscimento
fotografico. In pratica i carabinieri hanno fatto vedere alle commesse
del negozio le foto di chi va ai presidi e quest'ultime hanno
riconosciuto una ragazza che avrebbe partecipato al "blitz".
Blitz effettivamente avvenuti sia a Rimini che a Riccione, da quanto si
legge dalla stampa di quei giorni che commentavano cosi' l'accaduto:
"cinque
persone, nel caso di Rimini quattro donne e un uomo, sono entrati come
un uragano all’interno, gettando ovunque farina e coriandoli. Le
commesse non hanno nemmeno fatto in tempo a realizzare, che quelli
erano già spariti, lasciandosi dietro volantini che promettono altre
‘incursioni’".
La perquisizione è stata fatta per sequestrare computer,hard-disk, cd
rom e altro materiale informatico, contenenti documentazione relativa
all'attività di contestazione contro la catena Max Mara.
Inoltre cercavano delle scarpe tramite una fotocopia della suola.
Perquisizioni simili per un azione analoga in un Max&co di Lugo
sono state effettuate il 10 novembre in tre case romagnole con relativo
sequestro di computer, nel frattempo già restituiti.
Che dire, si potrebbero fare mille analisi sul perché di questo
accanimento nei nostri confronti e di conseguenza alla campagna Aip,
del perché ci vengano date ad ogni presidio o iniziativa pubblica mille
restrizioni sia qui che altrove...con calma analizzeremo il tutto.
Noi, che non siamo abituati a piangerci addosso o fare del vittimismo,
sappiamo benissimo che le forze dell'ordine sono da sempre al servizio
di chi sfrutta ed uccide, sempre dalla parte dei più ricchi, per cui
non ci aspettiamo sconti o favori da un sistema ingiusto pronto a
reprimere ogni suo oppositore.
In tutta risposta usciti dalla questura siamo andati al presidio....come si dice in questi casi:
A questo indirizzo il link dell'articolo di giornale apparso il 02/02/2010:
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/ravenna/cronaca/2010/02/02/288170-assaltarono.shtml