Sabato
29 novembre una cinquantina di attivisti ha manifestato contro gli
allevamenti di visoni a Morgan (Utah), il paese con la maggior
concentrazione di allevamenti da pelliccia in Stati Uniti, circa una
quindicina.
Nelle scorse settimane gli allevatori e le
autorità avevano cercato con ogni mezzo di vietare la manifestazione.
Le autorità della Contea di Morgan hanno attaccato legalmente il gruppo
promotore dell’iniziativa, il Salt Lake City Animal Advocacy Mouvement
(SLAAM), tentando di obbligarlo a dotarsi di un’assicurazione di
1.000.000 dollari per coprire gli eventuali danni che avrebbero potuto
verificarsi durante il corteo. Addirittura ad un certo punto si è
arrivati ad affermare che gli attivisti avrebbero dovuto farsi carico
delle spese di polizia durante le proteste, con un costo di 40 dollari
all’ora per ogni ufficiale di polizia. Un’altra restrizione prevedeva
un divieto di avvicinarsi a meno di 300 metri dagli allevamenti. SLAAM
ha quindi fatto ricorso e gli attivisti si sono recati sabato a Morgan
per urlare in faccia agli allevatori quello che pensano del loro lavoro.
Essi
affermano che la tensione e l’ostilità della popolazione locale erano
palpabili, anche perchè in contemporanea alle proteste di SLAAM, gli
allevatori, con famiglie e sostenitori, hanno manifestato in 150 in
difesa dello loro diritto di allevare visoni. Questo contro-corteo era
capitanato da Teresa Platt, presidentessa della Fur Commission USA,
lobby dell’industria della pelliccia in Stati Uniti.
Come
in molti altri paesi, gli allevatori dello Utah sono sul piede di
guerra e tentano disperatamente di nascondere all’opinione pubblica la
crudeltà del loro lavoro quotidiano, la quale è stata portata davanti
agli occhi di tutti anche grazie ad alcune liberazioni di visoni
avvenute nello stato l’anno scorso.
Attualmente due
attivisti, William “BJ” Viehl e Alex Hall, sono sotto processo,
accusati di essere i responsabili di una liberazione di 6000 visoni da
un allevamento a South Jordan e un tentativo di liberazione da un
allevamento di Hyrum, sempre nello stato dello Utah. Nel corso della
prima udienza del processo a William “BJ” Viehl, un allevatore ha
affermato che “l’intera industria è colpita dall’Animal Liberation
Front”, che l’unico scopo di queste azioni era l’intimidazione e che
gli allevatori si sentono come “tenuti in ostaggio” per paura di futuri
raid.
Sembra quasi superfluo sottolineare l’assurdità delle
rivendicazioni e delle accuse degli allevatori, che chiedono di poter
continuare a massacrare milioni di animali ogni anno impunemente ed
accusano di violenza chi protesta contro l’industria della pelliccia o
chi, mettendo a repentaglio la propria libertà, apre le gabbie ridando
la libertà agli animali e salvandoli da una morte per elettrocuzione o
in una camera a gas.
Servizio di una tv americana (prima si vede una pubblicita,subito dopo ilservizio):http://www.fox13now.com/news/kstu-animal-rights-activists-protest-at-mink-farms,0,7277349.storyGalleria fotografica delle due proteste:http://www.standard.net/slideshows/2009/11/28/salt-lake-animal-advocacy-movement-fur-farming-protestSito degli attivisti promotori delle proteste contro gli allevamenti in Utah:http://www.furfreeutah.com
Sito di supporto a William “BJ” Viehl e Alex: Hall:http://www.supportbjandalex.com

