Campagna AIP
AIP - Attacca l'industria della pelliccia
Campagna AIP


RICCIONE MODA ITALIA

Nessuna tranquillità per le pellicce e i suoi sostenitori

Nella settimana dal 20 al 26 luglio si è tenuto a Riccione un evento molto rinomato per il mondo della moda.

L'aspetto sicuramente principale di Riccione Moda Italia è il concorso dedicato ai giovani stilisti, impegnati a disegnare alcuni capi presentati poi nella sfilata finale.
Una passerella in cui trovano spazio anche le pellicce, in una sezione apposita finanziata dall'Associazione Italiana Pelliccerie.

Come campagna AIP già l'anno scorso avevamo contattato gli
organizzatori della manifestazione, la CNA Federmoda, chiedendo loro di eliminare questa sezione, ma poichè la nostra richiesta era avvenuta quando tutto era già completamente organizzato ci proposero di essere presenti in un dibattito con gli studenti.
Richiesta che abbiamo accettato e che ci è stata riproposta anche quest'anno, ma che non abbiamo voluto ripetere.

Se è sicuramente importante il fatto di esprimere le proprie opinioni all'interno di un confronto aperto, lo è altrettanto il fatto di scendere in strada per protestare contro un evento simile, in cui gli esseri animali sono considerati puramente oggetti con cui adornare un abito.
Soprattutto se chi l'organizza è pienamente cosciente di quante
implicazioni crudeli vi siano dietro tutto ciò.

E così siamo scesi in strada, per una due giorni contro le pellicce e non solo.
Nelle giornate di venerdì e sabato si sono altalenati diversi presidi e volantinaggi davanti al comune di Riccione e al suo palazzo del turismo (in quanto l'amministrazione comunale patrocina l'iniziativa) e davanti a villa Mussolini, luogo del concorso (il cui nome evoca ricordi legati all'intolleranza, all'indifferenza e alla crudeltà che ci sembrano appropriati anche accostati alle pellicce e allo sfruttamento animale).
Si è svolto anche un breve ma efficace corteo in spiaggia ed un
presidio di fronte al punto vendita Max Mara, per cui è in atto una campagna internazionale di pressione e boicottaggio per rendere questa casa di moda fur-free.
Inoltre il MaxMara Fashion Group presiedeva la sezione "abbigliamento" di R.M.I. sponsorizzando l'evento ed offrendo
stage e premi ai vincitori del concorso.

Abbiamo inoltre portato le nostre attenzioni sul vicino delfinario di Rimini, una piccola struttura che sorge sulla spiaggia.
Questa minuscola vasca ha contenuto negli anni la lenta agonia di decine e decine di delfini intrappolati in questa prigione che l'essere umano gli ha costruito attorno, perchè considera gli animali anche come piacevole intrattenimento per cui è normale ridurli in cattività per poterli guardare e meravigliarsi di loro.

Le manifestazioni di supporto e le richieste di ulteriori informazioni da parte delle persone ci hanno fatto capire che abbiamo fatto bene ad organizzare questo insieme di contro-iniziative.
Abbiamo comunicato e informato di come Riccione Moda Italia sia pericoloso e crudele.
Pericoloso perché con esso si legittima e peggio ancora si insegna una mentalità orribile: è giusto, accettabile e non c'è niente di sbagliato nell'industria della pelliccia, in quell'insieme di capannoni sparsi per tutto il mondo in cui degli esseri selvaggi vengono rinchiusi in cattività e fatti riprodurre per soddisfare il bisogno di pellicce e inserti che il mondo della moda richiede per i suoi capricci.
Crudele perché per Riccione Moda Italia sono stati appositamente torturati e uccisi degli animali, gli stessi che hanno sfilato da cadaveri in una luccicante passerella ricolma di sorrisi e applausi, quando è toccato alla sezione pellicceria proporre i suoi modelli.

E proprio quella sera non potevamo mancare. Le prescrizioni previste dalle forze dell'ordine sono state la solita imposizione democratica: potevamo manifestare ma molto lontano, troppo lontano, dove non eravamo neppure visti dagli organizzatori verso cui volevamo portare il nostro dissenso.
E così qualcuno ha pensato bene di raggiungere comunque il cancello della villa per andare a mostrare con i cartelloni qualche immagine che ricorda cosa comportano le loro pellicce.
E qualcun'altro non si è fermato al cancello ma lo ha scavalcato, per andare a mostrargliele più da vicino.

Un modo come un altro per rispondere alla posizione della CNA Federmoda nelle parole del responsabile Antonio Franceschini: "Da sempre siamo sostenitori di tutte le iniziative che garantiscano la provenienza della pelliccia da un Paese nel quale la produzione di pellicceria è sottoposta a rigidi standard nazionali e leggi severe a tutela degli animali."

Se volevano una risposta più consona o una protesta più civile gliela forniamo ora: "Da sempre siamo sostenitori di tutte le iniziative che partendo da una coscienza individuale o collettiva mirino a portare solidarietà e aiuto diretto agli esseri viventi di qualunque specie che sono sfruttati e ridotti in schiavitù per mano di altri".

Nonostante sentiamo di non avere niente in comune con l'intero mondo della moda che per noi è solo un altro simbolo del consumismo, di una vanità e di un'apparenza di cui si deve poter fare tranquillamente a meno, la nostra richiesta, seppur
parziale, rimane quella di non vedere più presente neanche in minima parte le pellicce all'interno di Riccione Moda Italia.
Siano esse solo disegnate o indossate su un palco, siano esse provenienti da allevamenti a norma di legge o controllate da standard che non sono i nostri e non sono quelli degli animali, che vorremmo invece vedere tutti liberi, il più lontano possibile da questi individui che vedono nei loro corpi qualcosa da sfruttare per i propri interessi.

Per la liberazione animale.

CAMPAGNA AIP

Rassegna stampa (in aggiornamento)
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