Il Parlamento europeo ha approvato con 550 voti a favore, 49 contrari e 41 astenuti, l’adozione di un bando a tutti gli scambi commerciali di prodotti derivati da foche all'interno del territorio dell'Unione europea.
Uniche eccezioni sono quelli frutto della caccia tradizionale degli Inuit o svolta ai fini della gestione sostenibile delle risorse marine.
Dopo che già alcuni paesi europei avevano attuato un bando dei prodotti in foca questa direttiva pone di fatto un limite enorme alle possibilità di commercio delle pelli di questi animali.
L'Europa infatti è uno dei principali mercati di questi prodotti e ha rappresentato finora quasi la metà degli introiti per i cacciatori di foche, che adesso sono seriamente preoccupati per il futuro della loro sanguinosa attività.
Non è un caso infatti che il governo canadese abbia provato in ogni modo a fare lobby sul parlamento europeo, mandando negli scorsi mesi molti suoi delegati a convincere che il massacro delle foche che si svolge ogni primavera sui bianchi ghiacci del Canada è necessario all'economia locale ed è sostenibile, privo di sofferenze per gli animali.
Alcuni rappresentanti dei cacciatori avevano detto che un eventuale bando dei loro prodotti in tutta la Comunità Europea avrebbe forse decretato la fine della loro attività nei prossimi anni. E questo, sinceramente, è quello che ci auguriamo con tutto il cuore.
Il bando del Parlamento europeo arriva poche settimane dopo un altro importante risultato ottenuto per le foche: a marzo, infatti, la Russia ha annunciato il divieto di caccia delle foche nel Mar Bianco per gli animali di età inferiore a un anno. Anche se il divieto non è totale, in pratica è come se fosse la fine della caccia alle foche in territorio russo perché proprio i cuccioli sono oggetto di questa spietata e crudele caccia sui ghiacci.