Da decenni associazioni animaliste ed ambientaliste si stanno
battendo contro la caccia alle foche in Canada, che si svolge ogni
anno nei mesi di marzo e aprile.
Sulla East Coast canadese infatti i cacciatori commettono il più
grosso massacro di mammiferi marini che miete ogni anno tra le 270 e
335.000 vittime.
Quest'anno, oltre alla proteste di associazioni e attivisti, i
cacciatori ed il governo canadese devono fare i conti anche con la
pressione dell'Unione Europea, la quale sta spingendo per un divieto di commercio di
qualsiasi prodotto proveniente dalla caccia alle foche.
Qualche settimana fa un comitato parlamentare ha rigettato
un'alternativa al divieto, ossia un progetto di etichettatura dei
prodotti di foca. Il comitato per il mercato interno e la tutela dei
consumatori dell'UE ha votato a favore di un progetto di legge per il
divieto di importazione di ogni prodotto della caccia alle foche per
i 27 stati membri. Questo stesso progetto di legge garantisce però
un'eccezione per la comunità Inuit canadese, la quale potrebbe
continuare a commerciare prodotti della caccia per scopi "culturali,
educativi e religiosi".
Questa proposta ha suscitato immediatamente grande preoccupazione tra
coloro che difendono la caccia. "Sono molto dispiaciuto che dei
parlamentari europei stiano andando contro a delle regole del WTO
(Organizzazione Mondiale del Commercio)" ha commentato Rob Cahill,
del Canadian Fur Institute, "per noi non è finita, ma mi sembra
davvero un colpo duro". Cahill ha affermato che è chiaro che anni di
pressione da parte dei gruppi animalisti abbiano influenzato i
politici europei.
Il voto di questo comitato avrà un peso notevole quando l'Assemblea
Europea dovrà votare sul progetto di legge, il che potrebbe avvenire
già agli inizi di aprile. Per diventare legge, il progetto dovrà essere
approvato dall'insieme dell'assemblea europea e dai governi europei.
La decisione del comitato di votare a favore della proposta di legge
avviene nonostante negli ultimi mesi politici canadesi abbiano svolto un forte lavoro di lobby
a Bruxelles, tentando di spacciare la caccia e i metodi di uccisione
come "umani" e rispettosi del benessere degli animali.
Il governo canadese stima che, nel caso in cui il divieto dovesse
entrare in vigore, i ricavati della caccia alle foche in Canada
verrebbero dimezzati. Attualmente la caccia alle foche rappresenta un
giro d'affari di 13 milioni di dollari.
La Danimarca, la Svezia e la Finlandia si sono opposte al progetto di
legge, e alcuni esperti legali affermano potrebbe violare le leggi
internazionali sul libero commercio, visto che le foche vengono
cacciate pure in Namibia, Svezia, Finlandia e Russia.
Il progetto della nuova legge si oppone al commercio di qualsiasi
prodotto della caccia alle foche, mentre già dal 1983 nell'Unione
Europea è in vigore il divieto di importazione di pellicce di cuccioli di foca.
Diversi paesi europei, come Belgio e Olanda, hanno già esteso questo
divieto a tutti i prodotti della caccia alle foche, mentre in USA
tale divieto è in vigore già dal 1972.
Se dovesse passare, questo nuovo divieto rappresenterebbe un'enorme
perdita di guadagni per l'intero settore della caccia alle foche e
potrebbe avere ripercussioni anche su marchi e stilisti che, come Prada, usano
pellicce di foca nelle loro collezioni. Ma siamo fin troppo abituati
a vedere le promesse e buoni propositi dei politici finire nel dimenticatoio, subordinate
agli imperativi del libero commercio e del profitto ad ogni costo.
Per cui attendiamo prima di proclamare una vittoria.