Campagna AIP
AIP - Attacca l'industria della pelliccia
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SCOVARE UN ALLEVAMENTO IN ROVINA

Una memoria e una speranza

Siamo entrati dove fino a un po’ di anni fa venivano imprigionati e uccisi migliaia e migliaia di visoni ogni anno. Uno dei tanti lager per animali cosiddetti da pelliccia, uno dei tanti luoghi diproduzione per quegli esseri viventi ridotti a materia prima, amisera merce.

Quella che ci accoglie è un’immagine spettrale, ancora densa del dolore e della paura che qui venivano generati da persone senza scrupoli. E’ però anche un immagine che ci riempie di gioia, perché vediamo gabbie vuote e semidistrutte, capanni ormai lasciati a se stessi e in cui le piante si stanno lentamente riprendendo il loro spazio. Non c’è odore di allevamento, non ci sono rumori, solo il silenzio ci circonda.

Un’immagine molto diversa da quella di 20.000 animali dietro alle sbarre che li separano dal terreno e dalla libertà. Tanti erano i visoni allevati in questo luogo, dove ancora oggi nelle stanze in cui venivano ammassati i loro cadaveri puzzano di morte.

Qui accanto una immagine di come si presentava l’allevamento quando era attivo, presa da una pubblicazione da loro stessi edita e distribuita con lo scopo di far sorgere altri centri simili in Italia. Da questo allevamento venivano importati e distribuiti riproduttori selezionati provenienti da altri paesi, veniva prodotto cibo, veniva fornita assistenza ai neo-allevatori, venivano importati macchinari specifici. Si trattava di uno dei pionieri dell’allevamento di visone americano in Italia, grazie al quale altri si sono purtroppo diffusi.

Vederlo chiuso per sempre e lasciato in rovina, così come è stato il destino di altre decine in Italia negli ultimi anni, è un segno di speranza. In Italia fino a dieci anni fa erano presenti 125 allevamenti di animali da pelliccia registrati, mentre adesso quelli attivi sono solamente una ventina.

Sappiamo che un giorno le piante e la Terra si riprenderanno i loro spazi al posto di tutti gli allevamenti, che le rovine dei capanni e delle gabbie rimarranno solo come memoria storica di un passato dove la follia umana aveva portato all’imprigionamento di animali per farci dei cappotti.

Intanto è nostro dovere lottare per conseguire questo risultato il
prima possibile.

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