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ATTIMI DI TENSIONE A MODENA

Gli sporchi affari della famiglia Maramotti

Modena

Quest'oggi il circo della Digos ha dato gran spettacolo, in roccambolesche acrobazie nel tentare di salvare la faccia e gli affari della famiglia Maramotti, proprietaria di MaxMara Fashion Group.
 
Poco dopo le 10.30 in un decina ci posizioniamo davanti alle vetrine del negozio MaxMara sulla Via Emilia a Modena, come da un mese a questa parte abbiamo sempre fatto, pronti ad iniziare a raccontare ai passanti quanto sangue scorre dietro gli affari di questo marchio.
Pochi istanti e la Digos interviene facendoci allontanare dall'entrata del negozio; guai a disturbare l'entrare dei clienti! Ci spostiamo e continuiamo la protesta, fedeli alle ristrettissime
prescrizioni firmate dal Questore Margherito. Per due ore con il solo  ausilio della voce (a quanto sembra i megafoni sono diventati un problema di ordine pubblico), diamo sfogo alla nostra rabbia nel vedere come MaxMara continua imperterrita a fregarsene della vita di 50'000'000 di animali per continuare a proporre degli stupidi e crudeli cappotti imbottiti di cadaveri.
 
Anche oggi il tanto acclamato clima natalizio rimanere legato esclusivamente alle decorazioni presenti nelle vetrine, ed alcune persone maleducate, passando, ci insultano o ci deliziano con commenti profondamente ignoranti.  La maggior parte però, guardando le immagini presenti sui nostri cartelloni, storce solo la bocca in espressioni di disgusto, non rendendosi conto, magari, che quei cadaveri se li ritrovano intorno al proprio collo!
 
Tutto fila come deve filare, fino a quando un grigio individuo, ministro e senatore modenese della Reppubblica Italiana, che risponde al nome di Carlo Giovanardi, entra nel negozio MaxMara e, con passo lesto, si dirige verso la direttrice del punto vendita. Qualche sguardo serio e qualche cenno verso di noi attivisti e poi esce, in fretta e furia dileguandosi nella folla. Cosa si sono detti e, soprattutto, il motivo della visita del senatore al negozio rimangono a noi sconosciuti; fatto sta che pochi minuti più tardi la digos si avvicina e ci invita a spostarci "per il nostro bene".
Ovviamente ci rifiutiamo, a dieci minuti dal termine della protesta ci sembra completamente assurda una tale richiesta; nessun problema era sorto ed il tutto si era svolto nella più totale tranquillità.
A questo punto spunta il questore Margherito in persona che con aria minacciosa ordina ai suoi
di farci togliere da sotto i portici. La polizia si schiera e i toni si alzano. Con l'autorizzazione e le prescrizioni alla mano ci rivendichiamo il diritto di rimanere, poichè nulla giustifica un tale atteggiamento. Ma la celere spinge e senza troppo garbo veniamo spintonati in strada e obbligati a spostarci sull'altro lato. Un attivista viene addirittura preso di peso e trascinato a terra in strada.
 
Tra le nostre proteste e le proteste di molti passanti che hanno preso le nostre difese, la figuraccia per MaxMara è stata grossa. Oggi è stato dimostrato il fastidio che le nostre proteste arrecano a questo colosso della moda, cosi come è stato palesato l'atteggiamento mafioso che
lega la famiglia Maramotti ad importanti personaggi della politica e delle istituzioni.Confermato anche dalla lettura dei quotidiani modenesi usciti stamane nelle edicole, i quali hanno mistificato l'accaduto,giustificando questi abusi di potere con una marea di falsità.

Sia chiaro che questi atti di forza non ci intimoriscono minimamente ma, anzi, fanno crescere in noi la voglia di tornare a rovinare gli affari di questi sporchi aguzzini.

REGGIO EMILIA

Cambia la città ma non cambia il leitmotiv. Gli interessi di chi commercia morte sono prioritari rispetto alla vita stessa degli animali scuoiati.
Anche qui tante ed assurde restrizioni volte a limitare le nostre proteste megafoni, fischietti e quant'altro possa disturbare lo shopping, ci è vietato.
Vietato pure infastidire le persone che entrano a finanziare gli aguzzini. Vietato addirittura organizzare due proteste nella stessa giornata.
Così ci ritroviamo a dover fare un solo presidio al posto dei due notificati e ad urlare la nostra rabbia con l'ultima voce che ci rimane dopo aver già protestato senza megafoni. Il messaggio passa comunque chiaro e forte: Max Mara vende morte e i suoi dirigenti sono direttamente responsabili per tutti gli animali che anche quest'inverno sono stati scuoiati negli allevamenti. Dietro questo marchio non c'è nulla di elegante, ma solo la sofferenza ed il sangue che gli inserti di pelliccia richiedono per il loro confezionamento.
Il gruppo MaxMaraFG è un marchio di sfruttamento e violenza verso milioni di animali e, come ci ha ricordato una passante, tutte quelle donne e uomini che nel corso degli anni hanno pagato con la loro salute, se non con la vita stessa, il servizio prestato a quest'azienda infame in cambio di pochi spiccioli. Donne che a causa dei ritmi di lavoro inumani arrivavano a perdere i capelli. Questo è MaxMara: nessun rispetto per la vita e la dignità di tutti gli animali, umani e non, che si sono forzatamente ritrovati nelle mani di avidi lucratori, quali la famiglia Maramotti. La vita di molti per ingrassare gli interessi di pochi!

Max Mara noi torneremo e nemmeno a Reggio Emilia i divieti e le restrizioni fermeranno le proteste!

Always on the street with a little bit of stress.

AIP MODENA - EMILIA UNITA

www.BolognaVeganCrew.tk
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