Fine settimana ricco di impegni per Romantispecismo. Un weekend da passare tra luci e vetrine, tra i primi addobbi natalizi e l'ansia di spendere i propri soldi che pervade molte persone che credono di poter dare solo così un senso alla propria vita.
Bene, noi siamo qui per ricordare a tutti che non è opportuno spendere denaro tra gli scaffali di MaxMara e Max&Co e non è corretto foraggiare con i propri stipendi lo sterminio di milioni di
animali che avviene ogni anno al chiuso degli allevamenti.
Siamo qui per ricordare a tutti che egualmente colpevole della mano che uccide è anche quella di chi commissiona l'assassinio.
Venerdì 28 novembre iniziamo quindi con una mattinata sotto gli uffici della Bristol Myers Squibb a Roma, in adesione alla settimana mondiale di azione contro questo importante cliente di Huntingdon Life Sciences, per ricordare ai dirigenti e a tutti i dipendenti le responsabilità dell'azienda nel finanziamento del più grande laboratorio-lager d'Europa; per render loro evidente, con striscioni e megafoni, che stanno pagando per la morte di migliaia di animali
innocenti all'unico scopo di mettere in vendita più rapidamente i loro veleni; per urlare quello che pensiamo della falsità che chiamano vivisezione.
Per maggiori info sulla campagna STOP HLS visita il sito web: www.stophls.net
Lo stesso giorno è anche il Fur-Free Friday e, in solidarietà con analoghi presidi che avvengono in molte altre città d'Italia e del mondo, decidiamo di imporre la nostra rumorosa presenza di grilli parlanti anche in una delle vie dello shopping romano.
Lungo viale Marconi presidiamo prima il locale negozio di MaxMara. Due ore di presidio che volano via tranquille, basta una decina di attivisti perché entrino al massimo due o tre persone, senza fare acquisti, in un negozio che rimane costantemente vuoto. Lo sguardo di spaesato
fastidio che ci lancia la direttrice ci mette allegria e decidiamo che vale la pena di dare fondo alle riserve d'aria dei nostri polmoni.
Poi ci spostiamo di qualche centinaio di metri e raggiungiamo il punto vendita di Max&Co. La responsabile del negozio non era stata nemmeno avvertita della nostra presenza, tanto che i commessi non avevano tolto gli inserti di pelliccia dalla vetrina (lo faranno circa
mezz'ora dopo il nostro arrivo).
Con fare stupito ci fa presente che anche lei ama gli animali e che è contraria alle pellicce: noi le
rispondiamo che sarebbe meglio per tutti – per lei stessa, per noi e soprattutto per gli animali imprigionati in quei campi di sterminio che la lingua italiana chiama allevamenti – che la sua dirigenza adottasse una politica fur free. Più di venti attivisti presidiano il negozio, distribuiscono volantini, rivelano ai passanti la verità che si cela dietro quelle vetrine illuminate ed accattivanti. Qualcuno entra ugualmente, qualcuno no, ma notiamo che la nostra presenza sul marciapiede
basta a disincentivare molti potenziali clienti.
Domenica 30 novembre chiudiamo il cerchio tornando al negozio Max&Co di Largo Goldoni, nella centralissima via Condotti. Le forze dell'ordine non ci permettono di presidiare di fronte al negozio come la volta precedente, ma solo al suo fianco. Quando arriviamo il locale è pieno di clienti o semplici curiosi. Bastano però pochi minuti di megafono e un po' di volantini distribuiti a fare quasi il vuoto intorno all'entrata.
Tra il menefreghismo di molte persone incapaci di guardare al di là del proprio naso, raccogliamo il plauso di diversi passanti. Man mano che passano i minuti delle tre ore di presidio, il negozio di Max&Co si svuota di clienti mentre il marciapiede si infittisce di manifestanti.
Cosa dovrebbe far pensare?
A noi suggerisce l'idea che la dirigenza di MaxMara FG farebbe bene a mollare quanto prima ogni rapporto con i mercanti di morte.
ROMANTISPECISMO