Protesta davanti a Max Mara e Max&Co di Bologna
Cartelli, striscioni, megafoni e slogans: la determinazione e la stessa, è l’obbiettivo che è cambiato.
Venerdi 21 novembre anche a Bologna abbiamo dato il via alle proteste contro il gruppo Max Mara. Per tre ore sotto i portici di Via Rizzoli e via Archiginnasio sono echeggiati i cori contro chi anche quest’anno ha scelto di riproporre nelle sue collezioni i cadaveri di migliaia di animali. I dirigenti di Max Mara nonostante siano stati ampiamente informati di cio che si cela dietro questa moda, ha preferito fare orecchie da mercante, continuando a finanziare allevamenti che altro non sono che i nuovi campi di sterminio per milioni di visoni, conigli, volpi e quant’altri animali..
Non potevamo quindi non scendere in strada con tanta rabbia nei cuori e tanta determinazione davanti ai negozi di Max Mara e Max&Co nel dar loro un assaggio di quello che sarà una costante nei prossimi weekend di shopping natalizio, fin tanto che non decideranno di assumere una politica aziendale fur-free. Tanto il rumore e una ventina le persone che si sono unite alla protesta. Un buon inizio quindi, che presagisce per un inverno rovente per i negozi bolognesi di Max Mara.
Proteste davanti a Max Mara di Carpi, Modena e Reggio Emilia. Sabato 22 novembre.
Dopo Bologna, anche dal modenese diamo supporto alla nuova campagna di AIP contro il marchio di moda Max Mara. La giornata è partita con una protesta nella principale via di Carpi. La presenza del mercato nella vicina piazza ci ha permesso di informare molta gente degli sporchi affari che si celano dietro al marchio Max Mara.
Per due ore siamo stati presenti davanti alle vetrine dei negozi Max&Co e Max Mara, uno al fianco dell’altro, distribuendo tanti volantini e con un banchetto informativo a cui molta gente si è avvicinata dando il pieno appoggio alla campagna e ai nostri obbiettivi. Nel pomeriggio la protesta si è spostata davanti al negozio di Modena dove nonostante le commesse si sono prodigate a nascondere gli inserti presenti sui giubbotti, abbiamo raccontato a tutti i numerosi passanti la triste realta che sono costretti a vivere gli animali considerati da pelliccia dentro gli allevamenti, dove finiranno scuoiati per l’arroganza e il profitto dei dirigenti del gruppo Max Mara.
L’ultimo presidio della giornata l’abbiamo invece fatto a Reggio Emilia, città natale della famiglia Maramotti, fondatori e tuttora proprietari del marchio.
Mezz’ora prima della protesta una telefonata della digos ci informa delle condizioni a cui dovevamo sottostare; ovvero niente megafoni, niente fischietti, niente tamburi, distanza di “sicurezza” dal negozio e concludere mezz’ora prima di quanto accordatoci nei permessi.
Ridicole restrizioni che hanno solo rafforzato la nostra volonta di dare voce ai 40 milioni di animali che grazie Max Mara anche quest’anno hanno trovato la morte per divenire dei colletti o dei braccioli esposti sugli scaffali di max mara e max&Co.
Anche senza megafoni il rumore è stato tanto e il messaggio è passato forte e chiaro: qui a Reggio ritorneremo sempre più spesso e con sempre più voce da urlare in fronte ai negozi di chi ha commissionato il versamento di tanto sangue in nome della vanità, di una moda assassina.
Max Mara non è eleganza ma solo crudelta.
Bologna Vegan Crew – Emilia unita