Il lancio della campagna contro Max Mara è stato un grande successo sotto molti punti di vista. Per la prima volta siamo riusciti infatti ad organizzare 30 proteste in 25 città diverse in un solo fine settimana, senza scordarci inoltre delle altrettante proteste tenutesi in 12 paesi tra Europa e Stati Uniti.
Decine di proteste, alcune grandi, altre piccole, ma che nell’insieme sono un chiaro ed evidente messaggio per il Max Mara Fashion Group: vendere pellicce è un pessimo affare!
Che la campagna stia partendo con il piede giusto, cioè mettendo in pensiero il MMFG, lo abbiamo saputo già venendo a conoscenza che dalla dirigenza di Reggio Emilia sono state date delle precise direttive a tutti i punti vendita del gruppo. I dipendenti di negozi di tutti i marchi, fossero Max Mara, Max&Co oppure Marina Rinaldi, sapevano già da tempo della partenza di questa campagna, e ce lo hanno confermato quando in molte città siamo andati a consegnare loro un volantino specifico per i lavoratori, in cui si ribadisce che non ce l’abbiamo con loro ma con le scelte dell’azienda e che anche loro ci potrebbero essere di aiuto con una “protesta interna” per la vendita di pellicce.
Molti dipendenti si sono infatti detti favorevoli alla nostra campagna e alle nostre richieste di una politica fur-free per i marchi del MMFG.
Ma quello che sicuramente preoccupa di più l’azienda è l’immagine. Come non preoccuparsi in fondo sapendo che di fronte a 30 negozi in Italia ci sono persone pronte a svelare la realtà di sfruttamento e dolore che si nasconde dietro agli inserti e alle pellicce di Max Mara? Come non esserlo di fronte a numerosi articoli e servizi televisivi apparsi in questi giorni sui media, non solo quelli italiani, che accostano il nome Max Mara alle pellicce e allo sfruttamento degli animali?
Sappiamo di essere un fastidio e un problema anche quando vediamo che tutti i negozi Max Mara e Max&Co hanno deciso di togliere dalle loro vetrine i capi con inserti di pelliccia nei giorni delle proteste. Questo per cercare di screditarci di fronte ai passanti, che dopo avere visto i nostri cartelli guardano di riflesso anche le vetrine del negozio e in questo modo non vedono nessun prodotto di pelliccia. Una mossa che Max Mara crede possa forse far perdere di credibilità, ma che non ci è difficile invece spiegare a chi si ferma per chiedere spiegazioni, facendo in questo modo capire quanto sia subdola l’azienda in questione. Se questa è la vostra scelta, preparatevi pure a toglierle molto spesso quelle pellicce dalle vetrine, perché in molte città stazioneremo lì di fronte ogni settimana!
In soli tre giorni si sono tenute proteste davanti alle luccicanti vetrine di Max Mara nelle seguenti città:
GENOVA - LUGO DI ROMAGNA - FAENZA - BOLOGNA – PALERMO – PESCARA - SAN BENEDETTO DEL TRONTO - LUCCA - FORLI' - CESENA - RAVENNA - COMO - ROMA - BERGAMO - TORINO - CARPI - MODENA - REGGIO EMILIA - PAVIA - LODI - RIMINI - RICCIONE - MILANO - AREZZO
Max Mara può anche mandare di fax a tutti i negozi e può fare delle scelte come quella di togliere dalle vetrine gli inserti in pelliccia in concomitanza con le proteste, ma non ci sembra che questo ci intimorisca o possa far venire meno la voglia di lottare per i 50 milioni di animali uccisi ogni anno dall’industria della pelliccia.
La campagna è appena iniziata. Sappiamo che presto si allargherà ad altre città e invitiamo a mobilitarsi tutte le persone che hanno la sensibilità necessaria a capire che gli animali non sono oggetti alla mercé dell’uomo e dei capricci di una moda assassina.
Per la Liberazione Animale.