Campagna AIP
AIP - Attacca l'industria della pelliccia
Campagna AIP

LA PELLICCIA E' MORTE, O NO?

Querele da parte di UPIM a Rovereto


Il 28 febbraio 2008 sei partecipanti al gruppo locale A.I.P. hanno ricevuto una querela a causa di una protesta davanti alla Upim di Rovereto.

Secondo le "parti offese", ossia la direttrice del punto vendita ed il legale rappresentante dell'azienda, gli attivisti avrebbero
"offeso la reputazione e il prestigio della società Upim s.r.l." in quanto, in data 18 novembre 2006 davanti al negozio, avrebbero distribuito volantini invitando al biocottaggio mediante appelli vocali proferiti con un megafono, esponendo cartelli riportanti le scritte "Pellicce moda assassina" e "Upim compie un massacro. Basta pellicce".

Crediamo che tutto sia stato detto su ciò che si cela dietro il commercio delle pellicce. Uccidere degli animali, non per
sopravvivenza o bisogno reale ma per vanità o per moda, è un crimine e come tale va considerato.
Da qualche anno gli inserti di pelliccia hanno rialzato le sorti di una quasi morente industria della pellicceria. Upim e altri grandi magazzini lanciavano questa moda, fatta di abbigliamento con cappucci, polsini e guarnizioni in pelo vero.

Sei persone sono state querelate perché si sono indignate davanti alla poca considerazione che viene data alla vita, a come essa venga annullata per motivi commerciali, per denaro. Esse sono state querelate perché non hanno voltato le spalle davanti ad uno scempio, ma hanno deciso di dare un contributo a cambiare le cose, puntando il dito verso chi da questo crimine ricava un altissimo profitto.

Nel 2007, dopo tre anni di proteste anti-pelliccia a livello nazionale fuori dai suoi negozi, Upim ha deciso di ritirare i capi in pelliccia dai propri scaffali, affermando che ciò era dovuto ad una precisa "scelta etica".

Upim non avrebbe mai stracciato i contratti con l'industria della pelliccia se non fosse stato per la paura di un danno d'immagine (ed un conseguente abbassamento delle vendite) causato dalle iniziative animaliste. Nel
commercio l'etica è un qualcosa di cui fare volentieri a meno, che mette in pericolo ingenti profitti.
D'altra parte, se il ritiro dei capi in pelliccia fosse stato dettato da una "scelta etica" spontanea, perché querelare chi si oppone a questo mercato di morte?

Questa querela risulta inoltre un attacco alla libertà di opinione. Le persone dovrebbero infatti essere libere di divulgare qualunque critica ritengano giustificata e dimostrare contro l'oppressione e l'ingiustizia.

La reputazione e il prestigio di Upim non è stato offeso dalle proteste, ma dall'aver lucrato sulla morte di migliaia di animali, trasformandoli in una moda idiota. Questo non lo dimenticheremo mai.

Gruppo A.I.P. Trento e Rovereto

aiptrento@autistici.org

TORNA ALL'HOME PAGE

Bookmark and Share